lunedì, Maggio 27, 2024
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Galileo in processo al Piccolo Teatro

Galileo in processo al Piccolo Teatro. Scritto a quattro mani da Angela Dematté e da Fabrizio Sinisi e con la regia di Andrea De Rosa e Carmelo Rifici, “Processo Galilelo” è al Teatro Strehler di Milano fino al 15 gennaio.

IL CAST E IL TEAM CREATIVO

Ne sono protagonisti Luca Lazzareschi e Milvia Marigliano nei ruoli principali. E con, in ordine alfabetico, Catherine Bertoni de Laet, Giovanni Drago, Roberta Ricciardi ed Isacco Venturini. Le scene sono di Daniele Spanò e i costumi di Margherita Baldoni. iI progetto sonoro è di G.U.P. Alcaro e il disegno luci di Pasquale Mari.

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Milvia Marigliano e Luca Lazzareschi in una scena di “Processo Galileo” al Piccolo Teatro Strehler di Milano (Foto ©M asiar Pasquali)

LO SPETTACOLO

Liberamente ispirato alla vita e all’opera di Galileo Galilei, lo spettacolo ruota intorno ai problemi scientifici e ai grandi misteri del nostro tempo.

Fisico e filosofo della natura, Galileo Galilei è considerato il padre della scienza moderna.

Tanto il suo contributo scientifico quanto la sua abiura hanno dato vita a un’onda lunga arrivata fino a noi. Un big bang la cui espansione si mostra oggi nella sua forma più realizzata e problematica.

Galilei è colui che spezza definitivamente i cieli aristotelici. Rompe un modello di raffigurazione del mondo che, per secoli, aveva rincuorato l’uomo. Scienza e teologia, rappresentazione e verità si dividono così definitivamente.

LA TRAMA

Processo Galileo” si compone di tre momenti uniti in un unico spettacolo. Un prologo è ambientato nel passato storico in cui avviene l’abiura. Le parole del processo a Galileo del 1633, con i suoi personaggi e il suo linguaggio, fungono da punto di partenza e di irradiazione dei diversi temi in gioco. Questi sono il rapporto tra la scienza e il potere, la tradizione, la coscienza.

PROCESSO GALILEO foto © Masiar Pasquali
Fino al 15 gennaio “Processo Galileo” è di scena al Piccolo Teatro Strehler di Milano (Foto © Masiar Pasquali)

Un presente nel quale una giovane donna, madre e intellettuale, è chiamata a raccontare per una rivista divulgativa il nuovo paradigma che la scienza sta ponendo oggi.

Il lutto familiare, che sta elaborando. provoca un cortocircuito con i dialoghi che intrattiene con uno scienziato e con sua madre.

La costringe ad intraprendere un viaggio più vasto che mette in discussione la sua visione del mondo.

Un futuro nel quale ogni realismo si sgretola e i personaggi diventano le voci di un’invettiva contro un Galileo. Egli non è più visto come solo l’imputato di un tribunale ecclesiastico, ma come il portavoce di un processo storico e culturale.

Un processo che ha congiunto, in maniera indissolubile, la ricerca scientifica alla capacità tecnica. Il tutto saldando per sempre l’idea di progresso di una società alla potenza dei suoi dispositivi tecnologici.

Il cast al gran completo di “Processo Galileo” allo Strehler di Milano (Foto © Masiar Pasquali)

Il cannocchiale di Galileo diventa così lo strumento di una rivoluzione. Un atto che, iniziato nel XVII secolo, proietta il mondo in un futuro per molti versi inquietante.

Così Galileo è in processo al Piccolo Teatro. Tre sono le sequenze che corrispondono ad altrettanti processi che indagano i destini e gli interrogativi del mondo contemporaneo.

LA PAROLA AD ANDREA DE ROSA E A CARMELO RIFICI

“L’origine di questo lavoro è singolare: la forte esperienza vissuta a causa della pandemia aveva spinto entrambi a lavorare sul nostro rapporto con la scienza, ma eravamo del tutto ignari del fatto che stavamo svolgendo parallelamente una ricerca sullo stesso argomento. Quando scoprimmo il “curioso accidente”, la logica avrebbe voluto che uno dei due rinunciasse al progetto ma, contro ogni consuetudine, abbiamo invece deciso di provare a lavorarci insieme.

Al di là di ogni risultato, ciò che ci ha spinti su questa strada, con timore ed entusiasmo, era il desiderio di mostrare, soprattutto a noi stessi, che due registi, con stili ed estetiche diverse, potessero abdicare alla loro totale autonomia per addentrarsi in un territorio della regia nel quale l’attenzione per l’argomento fosse più forte delle istanze individuali.

L’ABIURA

Per indagare il nostro rapporto con la scienza, siamo partiti da Galileo Galilei, dagli atti del suo processo, dalla sentenza della Santa Inquisizione e dall’abiura cui fu costretto lo scienziato, per approfondire i rapporti che, oggi più che mai, legano la scienza alla società e al potere.

Che cos’è cambiato da quel lontano 2 giugno 1633? La scienza, che allora era stata costretta ad abiurare, che cosa è diventata? Dove si spingerà in futuro la sua ricerca? Affinché tutte queste domande trovassero una “forma scenica”, abbiamo scandito la drammaturgia e la regia in tre parti.

LA STRUTTURA DELL’OPERA

Liberamente ispirato alla vita e all’opera di Galileo Galilei, lo spettacolo è firmato drammaturgicamente a quattro mani da Angela Dematté e Fabrizio Sinisi (Foto © Masiar Pasquali)

Dapprima, Angela – una giovane ricercatrice che è il nostro alter ego in scena – analizza il materiale storico che documenta il processo a Galileo da parte dell’Inquisizione, insieme a frammenti del “Dialogo dei massimi sistemi” e alle lettere, bellissime e appassionate, che Virginia scriveva dal convento a suo padre.

In seguito (scritta da Angela Demattè), Angela affronta il drammatico tentativo di mettere insieme il suo desiderio di conoscenza con il suo essere figlia e madre.

INnfine (scritta da Fabrizio Sinisi), la giovane ricercatrice dà infine voce alle inquietudini filosofiche e politiche rispetto ad un futuro in cui le “macchine” saranno parte sempre più integrante delle nostre vite.

LO SPAZIO SCENICO

Abbiamo deciso di mettere un pianoforte al centro di uno spazio scenico libero e aperto, perché si tratta di uno degli “strumenti” più perfetti e sofisticati che l’uomo abbia mai inventato, una macchina capace di generare bellezza pur essendo il suo funzionamento regolato da rigide e fredde regole meccaniche.

L’abbiamo scelto come simbolo e trait d’union fra le tre parti che compongono lo spettacolo perché ci sembrava il simbolo perfetto per rappresentare quella simbiosi tra tecnica e creatività, tra cultura scientifica e umanistica, che ha caratterizzato la cultura occidentale fino al rinascimento e che, da Galileo in poi, sembra smarrirsi o diventare problematica“.

LA PAROLA AD ANGELA DEMATTE’ E AD ANGELO SINISI

“Dovendo affrontare una scrittura a quattro mani, il punto di partenza del nostro lavoro era rappresentato dalla necessità di conciliare due linguaggi, due codici, due “approcci” e di farli confluire in un unico spettacolo.

Abbiamo deciso, aiutati da Simona Gonella e dai registi, di non sciogliere le differenze derivanti dalle nostre specificità autoriali, immaginando una drammaturgia capace di contenerle entrambe.

Abbiamo provato così a costruire una drammaturgia composta da due atti che – pur nella loro diversità – potessero vivere in un dialogo continuo, attraverso un processo creativo individuale ma anche continuamente condiviso e, quindi, collettivo.

UN PROLOGO COMUNE

Un momento altamente intimo di “Processo Galileo” di Dematté e Sinisi (Foto © Masiar Pasquali)

Abbiamo voluto far precedere i nostri testi da un prologo comune, nel quale emergesse la figura storica di Galileo Galilei – il suo percorso, le sue ricerche e, soprattutto, il suo processo, lasciando quasi intatto il linguaggio seicentesco.

Temi, figure e interrogativi risuonano come onde lunghe da un testo all’altro, instaurando una parentela fatta di echi, rimandi, connessioni. In questo modo le strutture si sono lentamente ma naturalmente compenetrate.

L’AGGIUNTA DELLA FIGURA DELLA MADRE

Se la presenza dello Scienziato/Galileo era già decisa come costante in tutti i capitoli del testo, si è aggiunta in modo preponderante la figura della Madre, una donna sapiente ma conservatrice e terrena, custode di una conoscenza arcaica e contadina. Si è aggiunta poi la figura problematica di un ragazzo rivoluzionario, vittima e carnefice dell’evoluzione tecnica.

Abbiamo infine immaginato, come trait d’union dell’intero percorso, il personaggio di Angela, una giovane ricercatrice che sta svolgendo una ricerca su Galileo e sui processi culturali e filosofici innescati a partire dalla sua abiura nel 1633.

In questo personaggio abbiamo proiettato anche le nostre fragilità e i nostri errori: il senso di inadeguatezza che inevitabilmente colpisce scrittori di formazione umanistica quando si ritrovano a fronteggiare il linguaggio scientifico”.

IL TRAILER DI “PROCESSO GALILEO”

 

 

Antonio Garbisa
Antonio Garbisa
Giornalista professionista, critico musicale, teatrale e cinematografico, sono nato a Venezia dove mi sono diplomato al Liceo Classico Foscarini e laureato in Lettere con 110/110 e lode all'Università Ca' Foscari. Trasferitomi a Milano, mi sono diplomato in Comunicazioni Sociali all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ho collaborato con diverse testate: "Anna", "Classic Voice", "Libero", "TGR Lombardia", "TGCom", "Metro"
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