lunedì, Maggio 27, 2024
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Al Teatro alla Scala di Milano è tempo di “Boris”

Al Teatro alla Scala di Milano è ormai tempo di “Boris“. Dopo il clamoroso successo ottenuto domenica 4 dicembre con la cosiddetta “primina” dedicata agli UNDER30, l’opera lirica “Boris Godunovin quattro parti (sette quadri) di Modest Petrovič Musorgskij è pronta ad inaugurare mercoledì 7 dicembre, alle ore 18, la Stagione d’Opera 2022/2023 del Teatro meneghino. La durata dell’opera, intervallo incluso, è di 3 ore.

TEASER DEL “BORIS GODUNOV” DEL 7.12.2022

IL TEAM CREATIVO DI “BORIS GODUNOV”

Va in scena il cosiddetto “Ur-Boris“. Si tratta della versione voluta dall’autore prima delle modifiche imposte dalla committenza sotto la direzione d’orchestra del Maestro Riccardo Chailly, direttore musicale del Piermarini. La regia iè firmata invece dal danese Kasper Kolten.

(Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala)

Le scenografie sono disegnate da Es Devlin, Ida Marie Ellekilde sigla i costumi, Luke Halls i video, mentre le luci sono di Jonas Bøgh.

IL CAST

Il cast è composto da Ildar Abdrazakov nelle vesti del protagonista, Ain Anger come Pimen, Stanislav Trofimov come Varlaam, Dmitry Golovnincome Grigorij e Norbert Ernst come Êujskij, mentre Lilly JørstadFëdor. Il Coro del Teatro alla Scala è diretto dal Maestro Alberto Malazzi.

DOVE ASCOLTARE E VEDERE IN ESTERNA IL “BORIS GODUNOV”

La Prima del 7 dicembre, alle ore 17.45, viene trasmessa in diretta, in esclusiva, da Rai Cultura su Rai1. È possibile seguire la serata anche su Radio3e Raiplay. Inoltre sono numerosi gli accordi con le televisioni internazionali. Ad aggiungersi sono anche oltre 60 cinema in tre continenti. La settimana, dall’1 al 7 dicembre, è animata poi dalle iniziative e dalle oltre 40 proiezioni diPrima Diffusa“, cui si aggiungono i tradizionali appuntamenti di preparazione in Teatro.

VERNICE COLORATA CONTRO L’INGRESSO DELLA SCALA

LA MATTINA DEL 7.12.2022 (Video di AGTW da YouTube)

Cinque attivisti del gruppoUltima generazione” sono le persone bloccate dalla Polizia dopo aver lanciato la mattina del 7 dicembre vernice blu contro l’ingresso del Teatro alla Scala di Milano.

Il gruppo era stato notato questa mattina da una pattuglia di poliziotti in servizio in zona e subito bloccato dopo l’azione. “Ultima generazione – no gas no carbone“. Questo c’era scritto sul cartellone esposto da alcuni componenti prima di essere identificati dalle Forze dell’Ordine.

L’attacco al Teatro era un rischio valutato, soprattutto nel giorno della Prima e con la sfilata di personalità che partecipano all’evento. I cinque sono stati accompagnati in Questura per una identificazione e la successiva denuncia.

(Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala)

I DIRETTORI D’ORCHESTRA DI “BORIS GODUNOV” NELLA STORIA DEL TEATRO ALLA SCALA

“Boris” fu titolo ricorrente delle stagioni scaligere. Già sin dalla prima italiana del 1909 voluta da Toscanini, ma diretta da Edoardo Vitale. Il “Borisin Scala è stato diretto, tra gli altri, dallo stesso Arturo Toscanini, Antonio Guarnieri, Antonino Votto, Gianandrea Gavazzeni e Valerij Abisalovič Gergiev.

Il Maestro Claudio Abbado direttore di uno storico “Boris Godunov” scaligero nel 1979

Oggi “Boris Godunovapre la Stagione scaligera per la seconda volta dopo la memorabile edizione diretta da Claudio Abbado nel 1979 con la regia di Jurij Ljubimov.

La versione scelta è quella primigenia del 1869. Fu versione che sgomentò i contemporanei per i tratti innovativi e realistici. Questo sia dal punto di vista drammaturgico sia da quello musicale. Si concentra sul tema della colpa individuale e sulle sue inevitabili conseguenze.

IL TRAILER DEL “BORIS GODUNOV” IN SCENA ALLA SCALA

LA TRAMA

Siamo nel 1598. Morto lo zar Fëdor, guardie e sacerdoti esortano il popolo a pregare perché il boiaro Boris Godunov accetti di ascendere al trono. L’incoronazione ha luogo nella piazza delle cattedrali del Cremlino. Un’imponente cerimonia che fu turbata però da alcuni disordini.

In una cella del monastero di Êudov l’anziano monaco Pimen sta per terminare la sua cronaca delle vicende della Russia. La cronaca riporterà la verità sull’assassinio dello zarèvič Dimitri, legittimo erede al trono, perpetrato su ordine di Boris.

(Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala)

Pimen narra il delitto al novizio Grigorij che, avendo la stessa età dello zarèvič risolve di farsi passare per lui e guidare una rivolta contro Boris per impossessarsi del trono. Grigorij ripara in Polonia evitando l’arresto attraversando la frontiera con la Lituania.

Le ultime scene narrano fatti accaduti nel 1604. I figli di Boris, Xenia e Fëdor, sono cresciuti. Lo zar governa un paese ormai stremato dalla carestia. Il malcontento serpeggia tra il popolo e si moltiplicano le voci sul regicidio commesso.

Mentre alle frontiere premono le forze ribelli guidate da Grigorij. Perseguitato dal fantasma dello zarèvič, Boris Godunov perde il senno e muore dopo un’ultima esortazione al figlio Fëdor.

RICCARDO CHAILLY E “BORIS GODUNOV”

Tra gli ormai numerosi percorsi di cui si compone la più che quarantennale esperienza scaligera di Riccardo Chailly, quello che attraversa il repertorio russo ha un rilievo particolare. Dopo il precoce debutto sul podio de “I masnadieri” di Giuseppe Verdi nel 1978, chiamato da Abbado a sostituire Gavazzeni, nel 1979 Chailly ottiene un caldo successo personale dirigendoThe Rake’s Progress” diIgor’ Fëdorovič Stravinskijal Teatro Lirico di Milano.

Il Maestro Riccardo Chailly sul podio (Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala)

Segue nel 1981 il rompicapo critico e interpretativo rappresentato da “La fiera di Soročincy” di Modest Petrovič Mussorgskij, risolto brillantemente. Nel 1994 è la volta de “L’angelo di fuoco” di Sergej Prokof’ev, un successo che sono in molti a ricordare ancora.

LA PAROLA AL MAESTRO RICCARDO CHAILLY

“Nel corso delle prime stagioni della mia Direzione musicale ho ritenuto necessario un impegno esclusivo sul repertorio italiano, con i percorsi dedicati a Giacomo Puccini, alla “Trilogia giovanile” di Giuseppe Verdi e alle opere che hanno avuto alla Scala la loro prima assoluta.

Oggi è venuto il momento di dare spazio anche ad altre voci che fanno parte a pieno titolo della storia della Scala. Il “Boris Godunov” di Modest Musorgskij ebbe nel nostro Teatro la sua prima rappresentazione italiana nel 1909 con la direzione di Edoardo Vitale e Fëdor Ivanovič Šaljapin come protagonista.

(Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala)

Rimase nelle stagioni successive come presenza costante, in particolare grazie ad Arturo Toscanini che lo diresse per quattro Stagioni tra il 1922 e il 1927, ad Antonio Guarnieri che lo ripropose nel 1935, 1941 e 1946, e quindi, tra gli altri, ad Antonino Votto e Gianandrea Gavazzeni.

Nel 1979Boris Godunovfu la seconda opera non italiana a inaugurare la Stagione, il 7 dicembre, dopo il “Fidelio” diretto dal Karl Böhm nel 1974. Una scelta di apertura voluta da Claudio Abbado che ne diede un’interpretazione memorabile insieme al regista Yurij Ljubimov. Ero allora assistente di Abbado e ricordo i mesi di prove per realizzare uno spettacolo molto innovativo che fu anche oggetto di critiche, ma che è poi rimasto nella storia interpretativa dell’opera oltre che in quella della Scala.

IL PENSIERO DI TULLIO SERAFIN

Tullio Serafin scriveva che la grandezza del “Boris” è forse debitrice del cupo realismo con cui Verdi dipinge la vertigine del potere in “Macbeth“. Presentare le due opere in due inaugurazioni consecutive assume anche questo significato.

(Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala)

Questo “Boris Godunov”, che come ogni 7 dicembre sarà ripreso dalle telecamere di Rai Cultura, è per me l’imprescindibile punto di arrivo di un percorso nella musica di Musorgskij che ho iniziato da molto giovane dirigendo a Firenze e a Bologna la scena della morte del protagonista con un interprete storico come Boris Christoffinsieme ai “Canti e danze della morte“, e che ha avuto un’importante tappa scaligera durante il “Festival Musorgskij” del 1981 con “La fiera di Soročincy” con la regia di Sylvano Bussotti”.

L’INTERVISTA VIDEO CON IL MAESTRO RICCARDO CHAILLY

LA REGIA DEL DANESE KASPER HOLTEN

Lo spettacolo firrmato da Kasper Holten e dal suo team creativo propone una lettura dell’opera incentrata sui temi della coscienza opposta al potere e della verità opposta alla censura.

Alla radice della riflessione registica c’è l’origine del libretto: il dramma di Aleksandr Sergeevič Puškin, composto nel 1825 e pubblicato nel 1831.

Affrontando l’epopea del “periodo dei torbidi”, Puškin s’ispirava apertamente ai grandi drammi storici shakespeariani, non solo nella grandiosità dell’affresco, ma anche nella profondità dei personaggi.

Un momento delle prove dell'opera "Boris Godunov" con il regista Kasper Holten in primo piano
(Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala)

“VEDI SHAKESPEARE”

È interessante d’altra parte osservare come William Shakespeare sia vissuto al tempo del Godunov storico. Proprio al teatro di Shakespeare si rifanno alcune soluzioni adottate nello spettacolo come la rappresentazione del senso di colpa attraverso la materializzazione di fantasmi, reali o immaginati, sulla scena.

Lo spettro dello Zarèvič trucidato da Boris per conquistare il potere sarà un elemento ricorrente, segno visibile della colpa e infine della follia del suo assassino. Un altro elemento che verrà posto in primo piano è la figura di Pimen, che vedremo in scena fin dall’inizio.

Egli è intento a scrivere la sua cronaca, testimonianza veritiera e quindi politicamente pericolosa dei fatti che Boris e i suoi scribi tentano di occultare. Al centro dell’allestimento sarà esattamente questo richiamo alla verità e alla necessità di testimoniarla.

Lo spettatore sarà trasportato all’interno della cronaca di Pimen e quindi della Storia in cui passato presente e futuro si intersecano e si influenzano. Una Storia circolare in cui la violenza torna come una costante.

LA STRUTTURA DEL “BORIS” SCALIGERO

Un’intensa espressione del regista danese Kasper Holten durante le prove del “Boris” (Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala)

La vicenda, articolata in sette scene, è divisa in due parti ben distinte che saranno sottolineate dall’inserimento di un intervallo. Nelle prime quattro scene assistiamo alla cerimonia pubblica dell’incoronazione come mezzo propagandistico per trascinare il popolo, alla sovversiva testimonianza di verità di Pimen e alla decisione di Grigorij di stravolgere questa verità per usurpare il potere.

In breve, assistiamo a ciò che accade a Boris guardandolo dall’esterno. Nelle restanti tre scene, che si svolgono quasi sette anni dopo, siamo insieme a Boris. Vediamo come questi cerca di convivere con la sua colpa, sentiamo la sua paura e il suo percorso verso la follia entrando nella sua mente.

Anche qui i piani temporali si intersecano: i figli di Boris, Fëdor e Ksenija, avranno lo stesso destino dello Zarèvič, ma anche di tante vittime della violenza cieca del potere assoluto. Con la morte di Boris si chiude un circolo fatto di inchiostro e di sangue in cui vediamo rappresentate insieme la Storia e la sua narrazione.

L’INTERVISTA VIDEO CON KASPER HOLTEN

I COLLABORATORI DI KASPER HOLTEN PER QUESTO “BORIS”

Altro momento di prova con il regista Kasper Holten (Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala)

L’allestimento si avvale delle scenografie di Es Devlin. L’artista britannica ha ampliato il campo della sua attività dalla scenografia operistica ai grandi eventi, dalle cerimonie per le Olimpiadi di Londra e Rio de Janeiro ai tour di Adele e Beyoncé. E fino alle grandi sculture in Trafalgar Square, per il Victoria and Albert Museum di Londra e Art Basel, la fiera d’arte moderna e contemporanea di Basilea, fino all’originale collaborazione con il fisico italiano Carlo Rovelli.

I costumi della danese Ida Marie Ellekilde attraversano la storia spaziando con spirito creativo e non filologico dai tempi di Boris Godunov a quelli di Puškin, Musorgskij fino ad alludere al presente.

IL PROTAGONISTA DEL “BORIS”: ILDAR ABDRAZAKOV

Abdrazakov giunge con “Boris Godunoval suo sesto 7 dicembre. Dal debutto ne “La sonnambula” di Vincenzo Bellini nel 2001, Abdrazakov ha cantato alla Scala nei verdianiLa forza del destino” e “Macbeth“, “Samson et Dalila” di Camille Saint-Saëns, “Iphigénie en Aulide” di Christoph Willibald Gluck con Riccardo Muti il 7 dicembre 2002, “Fidelio” di Ludwig van Beethoven, “Moïse et Pharaon” di Gioachino Rossini con Riccardo Muti il 7 dicembre 2003, “Carmen” di Georges Bizet, “Lucia di Lammermoor” di Gaetano Donizetti, “Les contes d’Hoffmann” di Jacques Offenbach, “Le nozze di Figaro” di Wolfgang Amadeus Mozart, “Don Carlo” ed “Ernani” entrambe di Giuseppe Verdi.

Il basso russo Ildar Abdrazakov, protagonista, nel ruolo del titolo, del "Boris Godunov" scaligero
Il basso russo Ildar Abdrazakov, protagonista, nel ruolo del titolo, del “Boris Godunov” scaligero (Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala)

E le ultime tre inaugurazioni di stagione con Riccardo Chailly: “Attila” di Verdi il 7 dicembre 2019, la serata “A riveder le stelleil 7 dicembre 2020 e “Macbeth” di Verdi il 7 dicembre 2021, oltre che in numerosi concerti.

GLI APPUNTAMENTI FUTURI

Dotato di una tecnica vocale e di qualità sceniche che gli permettono di affrontare un vastissimo repertorio, Abdrazakov anche nei suoi impegni di queste stagioni spazia dalla rossinianaL’italiana in Algeri” (Salisburgo 2022 e 2023 con Cecilia Bartoli, San Pietroburgo 2022) e da “Il turco in Italia” di Rossini (Vienna, 2022) ad “Attila” di Verdi (Londra, 2022), “Don Carlo” di Verdi (Monaco di Baviera, 2022 e 2023), “La damnation de Faust” di Hector Louis Berlioz (Napoli 2023) fino appunto a “Boris Godunov” (Vladivostok e Milano 2022, Monaco di Baviera 2023).

IL 2023 ALLA SCALA PER ABDRAZAKOV 

Alla Scala tornerà nel marzo 2023 per interpretare i quattro personaggi diabolici neLes contes d’Hoffmann” diretti da Frédéric Chaslin. Intensa anche l’attività concertistica che, dopo i gala all’Arena di Verona e a San Pietroburgo, lo riporterà negli Stati Uniti nel 2023 con la Boston Symphony Orchestra diretta da Andris Nelsons.

Antonio Garbisa
Antonio Garbisa
Giornalista professionista, critico musicale, teatrale e cinematografico, sono nato a Venezia dove mi sono diplomato al Liceo Classico Foscarini e laureato in Lettere con 110/110 e lode all'Università Ca' Foscari. Trasferitomi a Milano, mi sono diplomato in Comunicazioni Sociali all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ho collaborato con diverse testate: "Anna", "Classic Voice", "Libero", "TGR Lombardia", "TGCom", "Metro"
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