venerdì, 27 Gennaio 2023
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“Mine vaganti”, dal cinema al Manzoni di Milano

Mine vaganti“, dal cinema al Manzoni di Milano. Così Ferzan Özpetek firma la sua prima regia teatrale mettendo in scena, dal 7 all’11 dicembre, il suo film cult del 2010 “Mine vaganti“, vincitore di 2 David Di Donatello, 5 Nastri D’Argento, 4 Globi D’Oro, Premio Speciale della Giuria alTribeca Film Festival” di New York e Ciak D’Oro come Miglior Film.

Una scena della pièce “Mine vaganti” con Francesco Pannofino (Vincenzo Cantone, padre di Tommaso e Antonio) e Iaia Forte (Stefania Cantone, madre di Tommaso e Antonio) (Foto di Romolo Eucalitto)

IL CAST DI “MINE VAGANTI” AL TEATRO MANZONI

Questo adattamento di uno dei suoi capolavori cinematografici è interpretato sul palco da un parterre d’attori e d’attrici di primo piano. Si va da Francesco Pannofino a Iaia Forte, da Edoardo Purgatori a Carmine Recano, da Simona Marchini a Roberta Astuti. Completano il cast Sarah Falanga, Mimma Lovoi, Francesco Maggi, Luca Pantini e Jacopo Sorbini.

Con le scene di Luigi Ferrigno, i costumi di Alessandro Lai e le luci di Pasquale Mari, questo spettacolo, in tour per l’Italia già dalla scorsa stagione mentre Özpetek portava in scena la sua “Ferzaneide”, riscuote ovunque un successo di pubblico e di critica, segno della fedeltà allo spirito del film che il pubblico ha fatto diventare un cult.

LA PAROLA A FERZAN ÖZPETEK

“Come trasporto i sentimenti, i momenti malinconici, le risate sul palcoscenico? Questa è stata la prima domanda che mi sono posto e che mi ha portato un po’ di ansia quando ha cominciato a prendere corpo l’ipotesi di teatralizzare “Mine vaganti.

Simona Marchini, Francesco Pannofino e Iaia Forte in “Mine vaganti”, dal 7 all’11 dicembre, al Teatro Manzoni di Milano (Foto di Romolo Eucalitto)

La prima volta che raccontai la storia al produttore cinematografico Domenico Procacci, lui rimase molto colpito aggiungendo entusiasta che sarebbe potuta diventare anche un ottimo testo teatrale. Poco dopo avviammo il progetto del film e chiamammo Ivan Cotroneo a collaborare alla sceneggiatura.

Oggi, dietro invito di Marco Balsamo, quella prospettiva si realizza con un cast corale e un impianto che lascia intatto lo spirito della pellicola. Ho dovuto lavorare per sottrazioni, lasciando quell’essenziale intrigante, attraente, umoristico.

Ho tralasciato circostanze che mi piacevano tanto, ma quello che il cinema mostra, il teatro nasconde, e così ho sacrificato scene e ne ho inventate altre, anche per dare nuova linfa all’allestimento.

L’ambientazione pure cambia. Ora una vicenda del genere non potrebbe reggere nel Salento, perciò l’ho ambientata in una cittadina tipo Gragnano o lì vicino. In un posto dove un coming out ancora susciterebbe scandalo.

Francesco Pannofino e Iaia Forte in “Mine vaganti” al Teatro Manzoni di Milano (Foto di Romolo Eucalitto)

Rimane la famiglia Cantone, proprietaria di un grosso pastificio, con le sue radicate tradizioni culturali alto borghesi e un padre desideroso di lasciare in eredità la direzione dell’azienda ai due figli.

Tutto precipita quando uno dei due si dichiara omosessuale, battendo sul tempo il minore tornato da Roma proprio per aprirsi ai suoi cari e vivere nella verità. Racconto storie di persone, di scelte sessuali, di fatica ad adeguarsi ad un cambiamento sociale ormai irreversibile.

Qui la parte del “pater familias è emblematica, oltre che drammatica e ironica allo stesso tempo. Le emozioni dei primi piani hanno ceduto il posto a punteggiatura e parole. I tre amici gay sono diventati due e ho integrato le parti con uno spettacolino per poter marcare, facendone perfino una caricatura, quelle loro caratteristiche che prima arrivavano alla gente secondo le modalità mediate dallo schermo.

Il teatro può permettersi il lusso dei silenzi, ma devono essere esilaranti, altrimenti vanno riempiti con molte frasi e una modulazione forte, travolgente. A questo proposito, ho tratto spunto da personali esperienze.

A teatro non ci si dovrebbe mai annoiare. Sono partito da questo per evitare che lo spettacolo fosse lento. Ho optato per un ritmo continuo, che non si ferma, anche durante il cambio delle scene.

Simona Marchini e Francesco Pannofino in una scena di “Mine vaganti” a teatro (Foto di Romolo Eucalitto)

Qui c’è il merito di Luigi Ferrigno che si è inventato un gioco di movimenti con i tendaggi; anche le luci di Pasquale Mari fanno la loro parte, lo stesso per i costumi di Alessandro Lai, colorati e sgargianti.

Ho realizzato una commedia che mi farebbe piacere andare a vedere a teatro, dove lo spettatore è parte integrante della messa in scena e interagisce con gli attori che spesso recitano in platea come se fossero nella piazza del paese e verso cui guardano quando parlano. La piazza/pubblico è il cuore pulsante che scandisce i battiti della pièce”.

 

Antonio Garbisa
Giornalista professionista, critico musicale, teatrale e cinematografico, sono nato a Venezia dove mi sono diplomato al Liceo Classico Foscarini e laureato in Lettere con 110/110 e lode all'Università Ca' Foscari. Trasferitomi a Milano, mi sono diplomato in Comunicazioni Sociali all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ho collaborato con diverse testate: "Anna", "Classic Voice", "Libero", "TGR Lombardia", "TGCom", "Metro"
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