martedì, Dicembre 6, 2022
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A Torino l’Arte entra in scena al Gobetti e al Carignano

A Torino l’Arte entra in scena al Gobetti e al Carignano. Al primo, dal 15 al 20 novembre, con “Antichi Maestri” di Thomas Bernhard con la regia di Federico Tiezzi e con Sandro Lombardi protagonista e al secondo, dal 15 al 27 novembre, con “Servo di scena” di Ronald Harwood con Geppy GleijesesMaurizio Micheli tra i protagonisti principali.

“ANTICHI MAESTRI”

CAST

Dal romanzo “Alte Meister” di Thomas Barnhard, per la traduzione da Anna Ruchat, “Antichi Maestri” è di scena con la drammaturgia di Fabrizio Sinisi e la regia di Federico Tiezzi. In scena Sandro Lombardi, Martino D’Amico ed Alessandro Burzotta.

(Foto di Luca Manfrini)

LA TRAMA 

Nella Sala Bordone della Pinacoteca di Vienna, un uomo – un musicologo – si siede e guarda un famoso quadro di Tintoretto. Scopriremo che compie questo rito, ogni due giorni, da più di trent’anni. Un secondo uomo – uno scrittore – più giovane osserva il primo uomo che guarda il quadro. Un terzo uomo – uno dei custodi della Pinacoteca – osserva entrambi.

LA GENESI DELL’OPERA

È questo il diagramma del romanzo “Antichi Maestri”, qui trasformato da Fabrizio Sinisi e Federico Tiezzi, già pluripremiato per il bernhardiano “L’apparenza inganna“, in un vero e proprio studio teatrale sulla funzione dell’arte, i limiti della bellezza, la nevrosi della modernità, l‘angoscia della solitudine.

Opera conclusiva di un’ideale “trilogia delle arti“, “Antichi Maestri” è un romanzo del 1985 dedicato all’arte figurativa. A precederlo “Il soccombente” del 1983, dedicato alla musica, e “A colpi d’ascia” del 1984, incentrato sull’arte drammatica.

(Foto di Luca Manfrini)

Il libro fin dalla sua prima edizione riporta il sottotitolo, non trascurabile, di “Commedia”. Bernhard, difatti, innesca un feroce divertissement verso quello che lo scrittore austriaco considera simbolo dell’ipocrisia per eccellenza: l’essere umano.

LA PAROLA AL REGISTA FEDERICO TIEZZI

“Ho immaginato uno spettacolo sul vedere, sulla visibilità”, ha scritto Federico Tiezzi, “ho voluto riflettere, analizzare attraverso questo racconto mirabile i procedimenti della visione teatrale, elemento centrale del nostro linguaggio”.

“Di quadro sempre si tratta”, ha sottolineato Tiezzi, “anche se scenico. “Fare teatro interrogandomi nello stesso momento sul linguaggio del teatro. Come fece Chopin, attraverso i suoi “Études“, in cui venivano analizzate le possibilità tonali e armoniche del pianoforte, facendo musica”.

(Foto di Luca Manfrini)

“Come fece Seurat in pittura attraverso il pointillisme” conclude il regista”. “Fu Franco Quadri, molti anni fa, a suggerirmi il romanzo di Bernhard, sapendo della mia formazione storico-artistica. A lui, a quasi dieci anni dalla scomparsa, questo spettacolo è idealmente dedicato”.

“SERVO DI SCENA”

IL CAST

Per la traduzione di Masolino d’Amico, “Servo di scenadi Ronald Harwood vanta qui la regia è di Guglielmo Ferro, che proprio in questa pièce aveva diretto il padre nel ruolo del protagonista. A Turi Ferro, in occasione del centenario della sua nascita, è dedicato questo nuovo allestimento dello spettacolo. In scena Geppy Gleijeses, Maurizio Micheli, Lucia Poli e, insieme a loro, Roberta Lucca, Dacia D’Acunto, Teo Guarini ed Antonio Sarasso.

(Foto di Tommaso LePera)

LA TRAMA

Inghilterra, 1942: un gruppo di vecchi attori si prodiga a tenere alto il morale degli inglesi e porta in giro nei teatri il repertorio di Shakespeare, recitando persino sotto gli allarmi aerei.

Il capocomico di questa compagnia, un attore anziano e stanco, ormai sul viale del tramonto, ma capriccioso, dispotico e vanitoso, continua a recitare perché è la sua unica ragione di vita.

(Foto di Tommaso LePera)

Sostenuto dal suo “servo di scena” Norman, che in realtà gli fa da segretario, consigliere, suggeritore, amico e lo difende persino dall’invadenza altrui, oltre che spronarlo quando si avvilisce…

IL SIGNIFICATO DELL’OPERA

Considerata una delle commedie più importanti del Novecento, racconta la giornata “finale” di un attore, un grande interprete di “Re Lear” sulla scena, ma nella vita seduttore invecchiato.

(Foto di Tommaso LePera)

Lo affianca un “servo di scena” – aiutante, vestiarista, tuttofare – che rappresenta l’irrazionalità dell’amore, della tenacia e della dedizione. Tutto questo mentre le bombe tedesche stanno martoriando le città inglesi.

È un grande inno all’amore per il teatro, all’illusione che la civiltà possa sconfiggere le forze oscure della guerra che incombe tutto intorno… oggi come ieri.

 

Antonio Garbisa
Antonio Garbisa
Giornalista professionista, critico musicale, teatrale e cinematografico, sono nato a Venezia dove mi sono diplomato al Liceo Classico Foscarini e laureato in Lettere con 110/110 e lode all'Università Ca' Foscari. Trasferitomi a Milano, mi sono diplomato in Comunicazioni Sociali all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ho collaborato con diverse testate: "Anna", "Classic Voice", "Libero", "TGR Lombardia", "TGCom", "Metro"
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