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“Fedora” di Giordano sbarca alla Scala con la regia di Mario Martone

Fedora” di Giordano sbarca alla Scala con la regia di Mario Martone. Così il Piermarini si appresta ad accogliere, dal 15 ottobre al 3 novembre, un titolo non troppo rappresentato del compositore foggese, a differenza del suo ben più celebre “Andrea Chénier“. Due sono le star internazionali protagoniste: il soprano Sonya Yoncheva e il tenore Roberto Alagna.

IL CAST DI “FEDORA”

Sonya Yoncheva e Roberto Alagna, interpreti del nuovo allestimento di Mario Martone di “Fedora” di Umberto Giordano in cartellone, dal 15 ottobre al 3 novembre, alla Scala di Milano (Foto di Brescia e Amisano ©Teatro alla Scala)

Il tenore francese, con cittadinanza italiana, canta infatti le prime tre recite del 15, 18 e 21 ottobre nei panni del Conte Loris Ipanoff. Nelle recite del 24, 27, 30 ottobre e 3 novembre il ruolo subentra invece l’italiano Fabio Sartori.

Invariati poi, per tutte le sette recite dell’allestimento, gli interpreti degli altri ruoli: Sonya Yoncheva nel ruolo del titolo, George Petean, quale diplomatico De Siriex e Serena Gamberoni come Contessa Olga Sukarev.

Si tratta di un debutto operistico al Teatro alla Scala di Milano per il direttore Marco Armiliato con l’opera di Umberto Giordano. Mario Martone firma invece con questa “Fedora” la sua nona regia al Piermarini, suo terzo titolo registico scaligero di Giordano, qui con le scene di Margherita Palli e i costumi di Ursula Patzak.

LA GENESI DELL’OPERA

Il regista Mario Martone firma, con questa messinscena di “Fedora”, la sua nona regia al Teatro alla Scala di Milano

Su libretto di Arturo Colautti dal dramma di Victorien Sardou, quest’opera in tre atti di grandi passioni e “cavallo di battaglia” nel passato di grandi interpreti, era stato tagliato su misura per il teatro di prosa su Sarah Bernhardt.

In queste vesti andò in scena al Théâtre du Vaudeville di Parigi nel dicembre 1882 e registrò subito 135 recite e un impatto con pochi precedenti sulla cultura e la vita sociale del tempo. Il successo fu immediato anche grazie ad Enrico Caruso che, con quest’opera, ottenne la sua prima importante affermazione.

La leggendaria attrice Sarah Bernhardt nel 1864, storica interprete di Fedora nella pièce di Sardou

La riduzione di Arturo Colautti, realizzata dopo che Sardou era stato impressionato dal successo scaligero di “Andrea Chénier” e aveva finalmente ceduto i diritti, disegna un’idea nuova di teatro d’azione, di argomento poliziesco prima ancora che amoroso, collocato in ambienti fastosi e contemporanei, con uno sfondo di cronaca assolutamente sconvolgente per l’epoca.

“FEDORA” AL TEATRO ALLA SCALA

Già, perché “Fedora” guarda al terrorismo e all’assassinio dello Zar Alessandro II nel marzo 1881. La prima avviene nel 1898 al Teatro Lirico di Milano. La Scala, forse diffidente di fronte alla trama spionistica, alla drammaturgia innovativa o alla partitura scaltra e fin troppo seducente, ne ignora il successo fino al 1932. Da allora il successo scaligero di “Fedora” continua, illuminato dalle prove di storiche primedonne impegnate a vestire i panni della diva per eccellenza, Sarah Bernhardt.

Quello che può stupire tuttavia è quanto il cammino dell’opera alla Scala sia una storia di grandi direttori. Ad esempio il battesimo, ripreso nel 1935, avviene con Victor de Sabata, con Giuseppina Cobelli e Aureliano Pertile. Seguito da Gino Marinuzzi nel 1939 con Gianna Pederzini e Beniamino Gigli, di nuovo De Sabata con la Caniglia e Giacinto Prandelli, Gianandrea Gavazzeni con Maria Callas e Franco Corelli nel 1956 nella sontuosa regia di Tatiana Pavlova su scene e costumi di Nicola Benois.

Questa “Fedora” segna il debutto operistico alla Scala di Marco Armiliato, direttore apprezzato nei grandi teatri per la sua profonda conoscenza del repertorio italiano

E di nuovo nel 1993 con Mirella Freni e Plácido Domingo nell’affettuoso allestimento di Lamberto Puggelli, poi ripreso, nel 1996, da Armando Gatto e al TAM Teatro Arcimboldi Milano, nel 2004, da Stefano Ranzani.

MARIO MARTONE E “FEDORA”

Era il 2011 quando Mario Martone, che in questi giorni rappresenta l’Italia agli Oscar con il suo film “Nostalgia”, proponeva al pubblico scaligero la sua scabra lettura di “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo e “Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni avanzando, tra realismo ed essenzialità scenica, una nuova linea interpretativa per questo repertorio.

Maria Callas interpretò “Fedora” nel 1958 alla Scala diretta da Gianandrea Gavazzeni e con al suo fianco il tenore Franco Corelli

Da allora Martone ha continuato a leggere i titoli che si raccolgono convenzionalmente sotto l’etichetta “verista” come esperienze legittimamente inserite nella drammaturgia novecentesca. Una particolare consonanza il regista ha sviluppato con la libertà a tratti sperimentale del teatro di Umberto Giordano.

Del 2016 è infatti alle prese con “La cena delle beffe, la cui catena di eccessi sanguinari è trasportata tra le famiglie della mafia italoamericana. Resta invece poi nella Francia del Terrore con “Andrea Chénier che Riccardo Chailly sceglie di riportare ai fasti della Serata inaugurale il 7 dicembre 2017. Allestimento che si ritrova nel corso di questa Stagione, sempre con protagonista Sonya Yoncheva.

 

 

Antonio Garbisa
Antonio Garbisa
Giornalista professionista, critico musicale, teatrale e cinematografico, sono nato a Venezia dove mi sono diplomato al Liceo Classico Foscarini e laureato in Lettere con 110/110 e lode all'Università Ca' Foscari. Trasferitomi a Milano, mi sono diplomato in Comunicazioni Sociali all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ho collaborato con diverse testate: "Anna", "Classic Voice", "Libero", "TGR Lombardia", "TGCom", "Metro"
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