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Il teatro di narrazione di Saverio La Ruina conquista, dal 19 al 31 ottobre, il palcoscenico del Menotti di Milano

E’ con una prima nazionale che s’inaugura, dal 19 al 31 ottobre 2021, al Menotti di Milano una retrospettiva sul teatro di Saverio La Ruina. Ad andare in scena è un teatro della parola e delle emozioni che nascono dalla parola stessa e dai temi che si intersecano. La Ruina usa, da sempre un linguaggio che è musicalità, espressione dove la parola diviene drammaturgia.

I due protagonisti, Saverio La Ruina (a destra) e Chadli Aloui a confronto in una scena dello spettacolo “Saverio e Chadli vs Mario e Saleh”, scritto e diretto da Saverio La Ruina (Foto di Tommaso Le Pera)

Ad inaugurare la rassegna, dal 19 al 24 ottobre, è, in prima nazionale, “Saverio e Chadli vs Mario e Saleh”, spettacolo scritto e diretto da Saverio La Ruina, anche interprete sul palco con Chadli Aloui. “All’inizio c’erano Mario e Saleh”, ha spiegato lo stesso autore, “un occidentale cristiano e un arabo musulmano che, all’indomani di un terremoto, si ritrovano a convivere nella stessa tenda. Ma alla prima nazionale, Chadli, l’attore che interpreta Saleh, esce dal personaggio e riscrive il finale”.

A seguire il Menotti ospita poi due “classici” di La Ruina che lo vedono anche protagonista, come “Dissonorata – Un delitto d’onore in Calabria”, il 26 e 27 ottobre e “La Borto”, il 28 e 29 ottobre, oltre al sorprendente “Polvere – Dialogo tra uomo e donna”, il 30 e 31 ottobre.

Saverio La Ruina in “Dissonorata – Un delitto d’onore in Calabria” di scena, il 26 e 27 ottobre, al Teatro Menotti di Milano

“Dissonorata – Un delitto d’onore in Calabria” parte dalla “piccola”, ma emblematica, storia di una donna calabrese. Lo spettacolo, di scena il 26 e 27 ottobre, offre lo spunto per una riflessione sulla condizione della donna in generale. Parlando del proprio villaggio, questo spettacolo vincitore, tra gli altri, del Premio Ubu 2007 “Migliore attore italiano” e Premio UBU 2007 “Migliore testo italiano” parla della condizione della donna nel villaggio globale.

Nello spettacolo risuonano molteplici voci di donne. Voci di donne del sud, di madri, di nonne, di zie, di loro amiche e di amiche delle amiche, di tutto il parentado e di tutto il vicinato. E tra queste una in particolare. La “piccola”, tragica e commovente storia di una donna del nostro meridione. Dal suo racconto emerge una Calabria che anche quando fa i conti con la tragedia vi combina elementi grotteschi e surreali, talvolta perfino comici, sempre sul filo di un’amara ironia.

Una scena da “La Borto” di e con Saverio La Ruina e musiche composte ed eseguite dal vivo da Gianfranco De Franco, allestito, il 28 e 29 ottobre, al Teatro Menotti di Milano

“La Borto”, allestito il 28 e 29 ottobre, sempre al Menotti, non è solo la storia di un aborto. Un altro testo superpremiato, dal Premi UBU 2010 “Migliore testo italiano” alla Nomination Premio UBU 2010 “Migliore attore” fino al Premio Hystrio alla Drammaturgia 2010. È la storia di una donna in una società dominata dall’atteggiamento e dallo sguardo maschili dominata da uno sguardo predatorio che si avvinghia, violenta e offende. La protagonista racconta l’universo femminile di un paese del meridione. Schiacciata da una società costruita da uomini con regole che non le concedono appigli e che ancora oggi, nel suo profondo, stenta a cambiare, Vittoria racconta il suo calvario in un sud arretrato e opprimente. E lo fa nei toni ironici, realistici e visionari insieme, propri di certe donne del sud.

Saverio La Ruina e Cecilia Foti in “Polvere – Dialogo tra uomo e donna” in programma, il 30 e 31 ottobre, al Teatro Menotti di Milano

A chiudere è invece, il 30 e 31 ottobre, “Polvere – Dialogo tra uomo e donna”. Accompagnato qui sul palco da Cecilia Foti, La Ruina affronta il tema della violenza sulle donne. “Non so”, afferma La Ruina, “quanto c’entri il femminicidio con questo lavoro. Ma di sicuro c’entrano i rapporti di potere all’interno della coppia, di cui quasi ovunque si trovano tracce”. “Le botte”, ha sottolineato a questo proposito un’operatrice di un Centro antiviolenza, “sono la parte più fisica del rapporto violento di coppia; l’uccisione della donna la parte conclusiva. Ma c’è un prima, immateriale, impalpabile come polvere evanescente che si solleva piano intorno alla donna, la circonda, la avvolge, ne mina le certezze, ne annienta la forza, il coraggio, spegne il sorriso e la capacità di sognare.

 

Antonio Garbisa
Antonio Garbisa
Giornalista professionista, critico musicale, teatrale e cinematografico, sono nato a Venezia dove mi sono diplomato al Liceo Classico Foscarini e laureato in Lettere con 110/110 e lode all'Università Ca' Foscari. Trasferitomi a Milano, mi sono diplomato in Comunicazioni Sociali all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ho collaborato con diverse testate: "Anna", "Classic Voice", "Libero", "TGR Lombardia", "TGCom", "Metro"
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